martedì 21 giugno 2011

Con le pezze al culo


In questi giorni, nel palazzo del governo sardo, si discute sul collegato alla finanziaria, documento necessario per porre correzioni a quella già approvata, o almeno questa dovrebbe essere la prassi ordinaria. Ma non in Sardegna, dove il collegato è solo uno strumento per cercare pezze ai già evidenti e conosciuti endemici problemi sociali ed economici .
E non parlo dei discussi singoli casi di intervento contingenti, ma di quelli strutturali.
Non è possibile cercare una soluzione per salvare Abbanoa dal crac finanziario (200 milioni di debito bancario) e non è possibile trovarne solo 50 e togliendoli per giunta dai fondi per i disabili non autosufficienti, dall'agricoltura, dalla programmazione per lo sviluppo o ad altri enti.
Non è possibile che non si trovino i soldi per le infrastrutture necessarie come gli aeroporti e porti.
Non è possibile sopravvivere in queste condizioni, nessuno ne sarebbe capace, figuriamoci una classe politica inutile e rinunciataria, che, in nome di un “ non vogliamo compromettere i rapporti politici con l’Italia” (Cappellacci l’estate scorsa in relazione al ricorso in corte costituzionale per le mancate entrate da parte delle casse centrali dello stato italiano) si rinuncia a ciò che è nostro, ciò che è un diritto, sono soldi pagati dai sardi, non regalie dello stato ma bensì sudore  dei sardi e delle sue 65 mila aziende messe all’asta dall’agenzia delle riscossioni italiana.
In calendario nessun provvedimento su questo, solo pezze, tagliando un pezzetto dal risvolto dei pantaloni per cucirlo sul culo.
Nessuna discussione da parte di tutta la classe politica sarda, da destra a sinistra, passando per il resto, nessuno che dica che abbiamo miliardi di euro che l’Italia ci ha fregato da anni, che non ci rende non si fa nulla per prenderseli. Strafottenza dell’uno o incapacità dell’altro? Tutt’è due direi, facile non sbagliare.
Si recuperino questi soldi; si chiuda Abbanoa e si finanzino i comuni che devono riprendersi la gestione pubblica della distribuzione dell’acqua; si finanzino le infrastrutture e si lascino gli scarsi fondi alle classi sociali deboli, questo dovrebbe fare una classe politica efficiente, cosciente e onesta verso il proprio popolo.
Una coscienza indipendentista agirebbe cosi, per il proprio popolo, anche con i monchi strumenti dati dall’autonomia.

sabato 11 giugno 2011

Ostaggi di stato



Siamo ostaggi di stato, in tutti i sensi, sia per lo stato di cose, sia per il soggetto che ci tiene in ostaggio, sia per chi “sembra” agire, pur se con il classico cucchiaino per svuotare un lago, per rendere una parte di giustizia al popolo sardo.

E non è storia recente, è storia che ha radici profonde, quasi quanto lo stesso mare, se non di più.
Erano gli anni del 1870, anni in cui la Rubattino , strano ricorso storico quello di una nave della Tirrenia che porta il nome dell’armatore genovese dell’epoca, prendeva contributi pubblici dal governo e di fatto impediva, ed ha impedito, forte dei contributi statali, ad altri operatori marittimi  di inserirsi nei collegamenti marittimi per la Sardegna, era più di un secolo fa. Tanto che un certo Gaetano Rossi-Doria, primo presidente della camera di commercio di Cagliari, fece un’interrogazione parlamentare il cui testo oggi potrebbe tranquillamente ben rappresentare la situazione attuale in cui versa la nostra condizione sulla mobilità esterna.

Ma la storia potrebbe continuare su quella della Sardamare, società creata dal contributo di soli imprenditori sardi che provò ad annullare quella sorta di embargo a cui l’Italia ci condannò. Era il 1941, solo 5 anni dopo la nascita di quella che diventò la Tirrenia, diretta dalla famiglia Ciano,   l’Italia entrò in guerra e per tagliare i costi per le spese della sua guerra eliminò i collegamenti già molto radi ( si parlava di un collegamento ogni 15 giorni) con la Sardegna e durò anche dopo la guerra, almeno per altri 8 anni, le uniche navi che arrivavano e partivano dalla Sardegna erano cariche di carne da mandare al fronte. Gli imprenditori sassaresi misero su la Sardamare, che naufragò perché lo stato non diede nessun appoggio alla compagnia privata che svolgeva un servizio pubblico che il pubblico non svolgeva.

Siamo al 2011, nulla è cambiato, la Tirrenia, che dovrebbe garantire la continuità territorale, ha i suoi interessi oltre Tirreno, noi a guardare dall’altra parte aspettando con il becco aperto un piccolissimo vermicello da mettere nello stomaco, e poi ancora con il becco aperto aspettando, ancora.
Siamo ancora ostaggio delle compagnie sostenute dallo stato italiano e che in quello stato trovano sponda, quelle che martedi scorso hanno deciso di lasciare al porto di  Genova  passeggeri e trasportatori perchè erano pochi! Triste premessa su chi dovrà garantirci i collegamenti.
La privatizzazione della flotta di stato di fatto consegna il monopolio ad una cordata di armatori privati che sono gli stessi che già operano da e per la Sardegna, prenderanno i contributi statali per garantire la continuità territoriale che è di competenza dei sardi e quei soldi dovrebbero andare a chi ha titolarità istituzionale del servizio.
Con quella cifra (72 milioni/anno per 8 anni) potremmo garantirci 2000 attraversate sulla tratta Olbia/Civitavecchia gratis tutto l’anno a tutti i sardi.

Finalmente sembrava trovare sbocco una delle soluzioni che avevamo prospettato alle prime avvisaglie sull’eccessivo costo delle tariffe navali e prendeva corpo la prima bozza di flotta sarda.
Ma anche qui siamo ostaggio, ostaggio della pochezza, dell’inutilità di una classe politica sarda, unionista, che non ha coscienza del proprio ruolo, di chi rappresenta e a cui deve ogni suo agire.
L’incapacità di sopra sfocia in una organizzazione approssimativa e castrata, anche se era difficile sbagliare sono riusciti a farlo, quasi innaturale, ma ci sono riusciti.

Non hanno considerato il sistema della vendita tramite le agenzie, dove ancora si serve la maggioranza dei viaggiatori; non hanno considerato i trasportatori che non troveranno posto nella navi che hanno noleggiato; non hanno previsto dei corsi presso le capitanerie sarde per dotare dei dovuti documenti di navigazione i sardi che dovranno lavorare a bordo e, in finale, ciliegina, hanno appaltato alla  “Euro Ship Catering  “ il servizio di catering  a bordo della flotta sarda, per cui dubito che si servano, come sponsorizzato, prodotti sardi e che paghino le tasse in Sardegna dal momento in cui è una società siciliana, con sede legale a Palermo.

La nostra proposta è nel progetto che trovate qui.

Smettiamola di chiedere e di accontentarci, non è da intelligenti, lo è casomai per l’intelligenza dei servi, ma davvero ci crediamo cosi poco? Davvero non possiamo intelligentemente essere noi gli artefici del nostro futuro e determinarlo? Noi crediamo di si.
Fintzas a s’indipendentzia.

mercoledì 27 aprile 2011

Lo stato della follia allo stato puro


Criticare l’operato degli altri non è mai una bella cosa, ma questa classe politica sarda, tutta, non ne imbocca una per dirne una. La questione tariffe navali ne è l’icona.

È come se avessero un cappello in cui ci sono delle proposte preconfezionate  e che all’occorrenza ne prendano una a casaccio.
In questo caso è toccato il bigliettino dell’antitrust, sanno di cosa parlano almeno? Secondo  me no.
Sappiamo bene, noi, che il sistema giuridico italiano è un sistema elefantiaco, tra apertura fascicoli, inchiesta e giudizio passa almeno un anno, e noi non possiamo concederci il lusso di perdere un anno di tempo. 

Lo abbiamo visto sulla questione GPL durata due anni e terminata con una farsa: condannate due compagnie su tre e tutto come prima, noi sardi continuiamo a pagare le bombole lo stesso identico prezzo, è questo l'obiettivo della politica unionista? Salvare comunque e sempre lo stato italiano? Era l'ENI prima e Tirrenia oggi, sempre proprietà dello stato italiano.

L’estate è ormai alle porte e se non troviamo una soluzione immediata,  uno dei pochi settori produttivi sardi, quello turistico, collasserà.
Quindi, bene il ricorso ma che vada da se, noi dovremmo procedere contemporaneamente, se non prima del ricorso stesso, a trovare soluzioni immediate al problema.

Le nostre proposte erano queste:
1)     
      Prendere a noleggio almeno 4 navi di adeguate capacità di carico e metterle a viaggiare nelle rotte di maggior traffico. 

      Consideriamo che siamo in periodo di tutto  carico quindi nulla di perso se si opera in pareggio con la spesa, ed è facile da attuare anche per i politici sardi, compito facile, ma non per loro a quanto pare. 
      
2) Ma la soluzione ideale sarebbe stata pretendere dal governo italiano, che tiene per se, giustamente o meno, il diritto decisionale sul sistema tributario, di emettere un provvedimento urgente che conceda un credito di imposta alle compagnie di navigazione in rapporto ai passeggeri trasportati solo per il periodo estivo, cosa semplice da fare anche questa, è un  provvedimento già preso nella finanziaria del 2010 dall’Italia per le sue imprese che reinvestono nella ricerca.
3)     
      In ultimo, per il lungo periodo, si dia inizio al progetto che abbiamo proposto già da tempo, quello sulla flotta sarda, capitale misto, pubblico e privato a gestione dell’ARST che già prevede nel suo statuto la possibilità di munirsi e gestire anche questo settore di trasporti.
Ultimamente per questo progetto abbiamo avuto attestati di interesse anche dal mondo imprenditoriale degli autotrasportatori disposti ad impegnarsi nell’acquisto di azioni, ma non solo, anche di imprenditori del settore navale ed agenzie di viaggio ci hanno manifestato interesse al progetto.

La copertura finanziaria per una flotta sarda quindi verrebbe in parte dai privati interessati ad investire in questa impresa ed in parte dal pubblico. La cassa pubblica potrebbe individuare le sue fonti finanziarie in pochi mesi, è sufficiente che il governo sardo dia inizio immediatamente al ricorso in corte costituzionale ( art 51 dello statuto)  contro la legge che concede alle raffinerie di spostare la produzione dei derivati dal petrolio in altri depositi fiscali esterni alla Sardegna. 

Parliamo di oltre due miliardi di euro/anno di mancato introito derivante dalle accise, il che, tradotto in tempo significano pochi mesi di entrate (dal momento in cui si parla, per una flotta di dieci unità, di un investimento sui 6-700 milioni per parte)  di questa fonte finanziaria che ci viene sottratta indebitamente da quasi 30 anni da parte dell’Italia e che potrebbero essere reinvestiti in questo settore, solo  la prima parte, il resto servirà per  altro.

Apprendiamo che Cappellacci solo ieri ha saputo dai suoi legali che la Saremar (controllata dall’ARST) avrebbe le competenze per potersi impegnare anche nella gestione dei traghetti da/per l’Italia, ma anche stavolta, dopo la questione entrate, se ci avessero ascoltato prima non staremo ancora a cercare soluzioni ma la flotta sarda sarebbe già una realtà, lo diciamo da anni che la strada giusta era quella di affidarla alla nostra società di trasporti. Finalmente si è deciso a darci ascolto e finalmente pare che entro breve la regione Sardegna noleggerà alcune unità navali per far fronte al caro traghetti.

In questi giorni stiamo organizzando forme manifestazioni di vario genere sui trasporti. Hanno iniziato i ragazzi di ProGreS del Disterru il 16 aprile a Livorno con la distribuzione di circa 1000 volantini con le nostre proposte ai passeggeri in fila per imbarcarsi. Il 29 di questo mese a Cagliari ci saranno alcune manifestazioni del genere e una conferenza stampa in via Tempio nella sede nazionale e ad Olbia, nello stesso giorno, al porto.


Dopo aver proposto queste due soluzioni per il problema del caro traghetti ed aver appreso che la regione ha utilizzato quella del noleggio e il cosiddetto “ bonus sardo vacanza", ci vediamo costretti ancora una volta a dover intervenire sulla questione per l’assurda applicazione da parte del governo sardo che di fatto, ancora una volta, dimostra l’assoluta incapacità di gestione della politica unionista in difesa del diritto dei sardi, che, messa cosi, pare solo una strategia di promozione elettorale e salvare i loro rapporti con il governo italiano, sempre li da proteggere, prima del diritto dei sardi.

Concedere un bonus di circa 30 euro a passeggero è quanto di più fallimentare si potesse partorire, quei soldi usciranno dalle tasche dei sardi e verranno distribuiti in Europa ancora una volta, e ancora una volta a cavarsela per la sua incapacità ed inutilità sarà l’Italia che non ci metterà un cent per le sue colpe.

Che sia colpa della pessima gestione e attenzione all’economia da parte dell’Italia non c’è dubbio, la Tirrenia è un suo mostro che è cresciuto e ingrassato in questa scenica cessione ai privati che, di fatto, diventano i nuovi monopolisti dei collegamenti da/per la Sardegna, e il governo sardo che fa? Ci mette di tasca sua rimborsando i viaggiatori?

La nostra proposta era di pretendere al governo italiano di farsi carico di un provvedimento d’urgenza per concedere, nel periodo estivo, un credito di imposta in relazione ai passeggeri trasportati, questo avrebbe fatto si che a pagare il costo fosse chi è causa del problema, non sempre e solo i sardi.

Rinnoviamo quindi la nostra proposta all’esecutivo sardo affinchè aggiusti la mira e veda meglio che l’obiettivo è ristabilire un diritto per i sardi non il suo affossamento.


fintzas a s'indipendetzia!

giovedì 7 aprile 2011

Bon voyage


I migranti tunisini che in questo periodo stanno sbarcando a Lampedusa hanno ben chiaro dove andare e cosa fare.
Sanno che devono scappare da una vita senza futuro, che devono scappare dalla miseria e che per questa fuga hanno prosciugato i risparmi di tutta la famiglia con la promessa della resa se arriveranno vivi a Lampedusa e se poi riusciranno a scappare dai vari centri. 

Arrivano in Italia, sanno che da lì è facile ed  il più è fatto, sarà facile procedere verso la vera meta: la Francia.

Giorni di mare dentro bagnarole in cui ci si ritrova con altri trecento disperati che scappano via dalla povertà ed arrivare alla prima tappa in Italia, poi ritrovarsi di nuovo in quel mare che per molti di loro ha significato morte e per molti altri il terrore della morte,  tanti non sanno neppure nuotare, per ritrovarsi in un’altra repubblica indipendente in mezzo al mare da cui magari non sarà facile procedere verso la meta, e poi di nuovo mare? È la storia capitata ai tunisini che sono stati portati in Sardegna.

Erano preoccupati i migranti tunisini e non volevano sbarcare a Cagliari, erano convinti che fosse una repubblica indipendente e volevano essere riportati in Italia. Ma la polizia li ha tranquillizzati: siete in Italia, ci mancherebbe. Beata innocenza,  maledetta colpevolezza e incoscienza.

Quello che è certo è che questi cittadini del mondo sono allo sbando, scommettono con la vita per sottrarsi ad una morte lenta, sicuramente vivono - e ne hanno tutte le ragioni di questo mondo -  nella confusione: prima cacciano il colonizzatore e si dichiarano indipendenti, poi riescono a cacciare anche il dittatore che li opprime e loro che fanno? Scappano proprio da chi per oltre tre quarti di secolo li ha colonizzati.

Ma un barlume di lucidità ce l’hanno e pure ben razionale, hanno capito che i sardi non “dovrebbero” essere italiani, lucidità e razionalità assente in molti sardi stessi.

La Francia è li, dietro il primo spicchio di luna, o dopo lo stretto, ma forse credono già indipendenti anche i fratelli corsi, assurdo non esserlo vero?
Bon voyage,  fradis e sorris.

lunedì 14 marzo 2011

Sindrome dei figli di un Dio minore


Stamattina, mentre riflettevo sulla situazione catastrofica della scuola pubblica dopo aver letto un pezzo scritto da Franciscu Sedda, ricevo una mail di una nostra simpatizzante di Cagliari che mi racconta un fatto accadutogli la mattina accompagnando la figlia all’asilo.
Appena entrata nell’istituto la bimba viene accolta dalla maestra e mentre la saluta le appiccica sul grembiulino, all’altezza del petto, una coccarda che la mamma descrive  cosi “ con la scritta “150° anniversario dell'unità d'Italia”, il nome della scuola, e intorno alla scritta la coccarda è con i colori della bandiera italiana”. La bimba a quella vista ha subito detto “ io non la voglio”, ma la maestra con la sicurezza di chi sa cosa è bene o male per questi marmocchi che devono imparare da piccoli che sono i discendenti degli antichi romani (*), riprende “ ce l’hanno anche tutti gli altri bambini e la devi tenere tutta la settimana”. Una punizione o una minaccia?
Pensai subito alla sveltezza della lingua e alla schiettezza che solo i bambini possono concedersi e al fatto che la sua famiglia è una di quelle con robuste radici storiche e la bimba ci si è ancorata appena nata, da li il rifiuto secco, roba da fare invidia ai propri connazionali adulti incapaci di un no quando la negazione è a protezione della propria dignità ed esistenza.
A tutto questo sicuramente ha contribuito anche l’imbarazzo della piccola e l’ho capito quando ho visto la foto della coccarda: 13 cm di diametro! Accidenti, sul petto della bambina praticamente le faceva da pettorale. Al  cattivissimo gusto dell’insieme, pacchiano e posticcio, si accompagnava il mio pensiero mattutino: la scuola pubblica. La condizione economica degli istituti scolastici ormai non consente neppure l’acquisto della carta igienica, si elimina il superfluo e i bambini possono fare i bisogni a casa, ci si stringe un po’, e non solo la cintura, se poi la bambina non si trattiene è un problema dei genitori, quindi portino la carta igienica  e visto che ci sono ne portino un po’ di più, casomai qualcuno se la faccia sotto proprio in classe,  magari dopo lo spavento nel vedere certe cose, ma la scuola? E quelle coccarde formato king chi le ha pagate? Con i soldi risparmiati dalla carta igienica?
Dopo le prime risate nell’immaginare quella bambina spaventata da quell’ obbrobrio, rimane la tristezza nel constatare che, mentre le nostre scuole sono in condizioni economiche davvero drammatiche e che la classe politica sarda non ha alcuna intenzione di far sua la governabilità  dell’istruzione, si assiste a queste scene che sembrano avere il solito scopo, quello di votarsi ad un Dio ritenuto maggiore per mascherare il loro credersi figli di un Dio minore.  
*mio commento)

mercoledì 9 marzo 2011

L'inconsapevolezza al potere


In attesa di una vera programmazione nel settore turistico sardo, che allunghi ad almeno otto/ nove mesi la stagione turistica che non arriva mai - e di cui neppure si trovano tracce di un piccolo impegno - quello estivo è sicuramente un settore economico importante per gli imprenditori sardi del settore e per l’economia sarda in generale.

In prossimità del periodo di maggior afflusso subiamo quello che avevamo previsto da anni: in mancanza di un operatore sardo nel trasporto navale che faccia anche da calmiere dei prezzi, oltre a dare definitivamente un vero servizio ai sardi e a chiunque voglia o abbia necessità di recarcisi, le compagnie private e quella dello stato italiano hanno quasi raddoppiato i prezzi.


La conseguenza è che molti turisti, complice anche - oltre l'incapacità amministrativa regionale della politica unionista - la crisi economica che si vive in tutta l'Europa, stanno scegliendo altre mete meno onerose, assurdo spendere 6-700 euro per un percorso di 3-400 chilometri contro un centinaio di euro per trasferirsi via terra o 2-300 per altre mete nel Mediterraneo.


L'assessore regionale dei trasporti, Christian Solinas, forse per dar da intendere che è attento al settore di sua competenza e per cui è profumatamente pagato, propone di detassare l’iva dai biglietti  nella parte di compartecipazione regionale di tale tributo, gli 8/10. 

Che i politici sardi non  brillino di competenza in materia tributaria è risaputo da anni ormai, basta vedere la questione della vertenza entrate ancora in alto mare ( non solo metaforicamente in questo caso) , ma si eviti di fare proclami del genere, basta con queste uscite infelici, improduttive e incompetenti, non c’è più tempo, le nostre imprese sono  in ginocchio e ormai l’estate è alle porte.

La quota degli 8/10 di gettito iva è solo ed esclusivamente su ciò che viene generato in Sardegna anche se chi  lo genera ha sede fiscale fuori dalla Sardegna, per questo, oltre al fatto che tutte le società di navigazione da/per la Sardegna hanno sede fiscale fuori, c’è da prendere atto di una situazione chiarissima, cioè che tutti i turisti compresi i sardi stessi che abitano in tutta Europa, Italia compresa, acquistano i loro biglietti o nelle agenzie delle città in cui vivono, quindi non in Sardegna, oppure tramite i più economici e comodi siti web delle compagnie.

Non sono quindi generati in Sardegna e di conseguenza non lasciano alcun gettito iva in Sardegna, non c’è quindi nulla di che detrarre dai biglietti a nessuno.

Altra soluzione castrante  e inutile in campo dei trasporti è stata partorita in seno alla finanziaria, articolo 1 comma 31,   di partecipare all’acquisizione della Tirrenia  destinando a questo  “1” milione di euro da da integrarsi, nel caso di avvenuta aggiudicazione, fino all’importo – udite udite -  massimo di euro 10.000.000” , la classica cerimonia con i fichi.  Se non è chiaro a tutti, questo è solo un maldestro tentativo, purtroppo portato a termine, di dare una mano all’Italia in quella che è la più disastrosa gestione economica di una sua azienda, e ancora una volta di più saremo noi a pagare senza avere nulla in mano:  con quegli spiccioli, tali sono per una tale operazione, non conti nulla in una compagnia, al massimo puoi decidere il colore delle cime.

Questa classe politica continua a sfuggire alle loro competenze, tirano a campare addossando ad altri le proprie responsabilità senza decidere mai nulla di serio  e determinante per i sardi.

Abbiamo già indicato la strada anni fa con la creazione  della flotta sarda di navigazione, una compagnia a capitale misto, pubblico e privato, che sia determinante in tutti i settori della società sarda. Ne riparleremo molto presto, siamo in ProgReS.

Po sa Republica de Sardigna.

sabato 26 febbraio 2011

Nelle rose



Per guidare un popolo bisogna anche saper cogliere le opportunità quando queste si manifestano, anche se queste, purtroppo, sono derivanti da tragiche destabilizzazioni politiche, da vivere e concepire quindi non come opportunismo ma  come opportunità.

Alla crisi economica che sta colpendo tutto il mondo non sfugge certo la Sardegna, perennemente in mano a chi non sa, non vuole e dovrebbe fare il bene del proprio popolo ma fa tutt'altro e questo lo vediamo e accertiamo guardandoci semplicemente intorno, o leggendo la situazione economica della Regione.

Se guardiamo Cagliari ci accorgiamo dell’assurdità politica amministrativa  che vive la maggior città per densità abitativa della Sardegna: carenza di edilizia popolare, carenza di provvedimenti amministrativi favorevoli al mondo sociale ed imprenditoriale, carenza di infrastrutture e coordinamento.

Il Porto Canale e quello civile ad esempio, o una seria programmazione nella ricettività turistica e mercantile. Sappiamo bene come con il Porto Canale si sia fatta sfuggire l’opportunità di diventare il centro mercantile del Mediterraneo, oppure di non essere mai riusciti a ritagliarsi una centralità nel ricco traffico crocieristico che con il clima favorevole e una seria amministrazione e programmazione una città come Cagliari potrebbe mostrarsi in tutta la sua bellezza a quel settore disposto e disponibile a portare economia ad una città in  perenne crisi come Cagliari.

Invece troviamo solo una città completamente impreparata e per nulla collaborativa con le compagnie del settore.

La destabilizzazione politica del Medio Oriente ci offre, loro e nostro malgrado, questa opportunità. Le grandi società crocieristiche, con tutti i pacchetti viaggio già venduti da tempo, hanno necessità di modificare le loro offerte, non possono più approdare nelle mete classiche, in Tunisia, Egitto e Tripoli tanto per citarne alcuni.
Cagliari dunque è naturalmente la meta che consentirebbe l’alternativa alle mete crocieristiche, e lo è, visto che già la società Costa Crociere ha chiesto l’approdo, imbarco e sbarco al porto di Cagliari, ma Cagliari è impreparata ora, se non si interviene con provvedimenti urgenti ed immediati questo turismo si trasferirà altrove e noi perderemmo l’ennesima opportunità di “diventare” qualcosa di più di un puntino sulle Cartine geografiche e i cagliaritani e tutta la Sardegna perderebbero questa ennesima opportunità di sviluppo e di mettere in vetrina i suoi gioielli naturali.

Imbarco e sbarco non è la semplice azione del classico check-in ma tutto l'indotto che viene a determinarsi da questo: arrivo/partenza da ogni destinazione sia per l'imbarco che per lo sbarco a fine crociera, con operatori aerei, trasportatori privati, ricettività e tutto ciò che viene richiesto e generato da migliaia di persone ogni volta che si parte o si arriva da una crociera, compreso chi per necessità o piacere anticipa l'arrivo o posticipa la partenza.

Anche il settore mercantile oggi potrebbe riprendersi ciò che non si è riusciti a prendere sempre per l’incapacità della politica unionista, del suo asservilismo e compiacimento a quel sistema. La posizione centrale nello scacchiere del Mediterraneo ne favorisce la convenienza, quella convenienza che scompare davanti alla mancanza di infrastrutture e incapacità di programmazione.

Oggi si ripropone nuovamente l'occasione per potersi inserire nel settore, le grandi compagnie navali mercantili devono trovare nuovi porti alternativi a quelli in cui c’è destabilizzazione politica o sono troppo vicini a quegli scenari: Cagliari sarebbe finalmente il porto preferito, centrale.

Ma anche qui siamo impreparati per accogliere e sfruttare l’opportunità, quella di saper vivere e utilizzare il bene di essere centrali nel Mediterraneo. Quella centralità che la natura ci ha regalato e di cui non sappiamo coglierne le opportunità, anche qui un provvedimento politico urgente consentirebbe a Cagliari, ai cagliaritani e a tutti i sardi, di cominciare a scrivere una propria storia e diventare finalmente quello che le spetta di diritto naturale: capitale del Mediterraneo.