venerdì 18 febbraio 2011

Decisione prevedibile di Cappellacci: nessun ricorso alla Corte Costituzionale.



 Giuliu Cherchi e Bobore Bussa


Finalmente Cappellacci ci ha rivelato cosa intende fare sulla questione della vertenza entrate: ricorrere per conflitto di attribuzione con lo stato! Nessun ricorso alla Corte Costituzionale.


Nella finanziaria dello stato italiano non è indicata la chiara e completa messa a disposizione dei soldi delle maggiori entrate in base all'accordo Soru/Prodi e le altre entrate che non vengono neppure menzionate (come quella compartecipazione alle entrate derivanti dai giochi), ma di spettanza regionale in base al nuovo accordo sull'articolo 8 dello statuto,  insomma, i famosi 5 miliardi di euro restano ancora  nelle casse centrali dell’Italia e a quanto pare ci resteranno  a lungo.

Cappellacci ha incaricato due esperti esterni, tra cui Valerio Onida ex presidente della Corte Costituzionale, per farsi consigliare su quale fosse la strada migliore da intraprendere per rientrare in possesso di ciò che è sancito dall’accordo e scritto nello statuto, che ci appartiene, è dei sardi.

La risposta di Onida è stata negativa rispetto alla ipotesi di ricorso alla Corte Costituzionale perché questa procedura non assicurerebbe la vittoria in quanto il bilancio nazionale contiene, per le Regioni, alcune voci complessive, al cui interno è compresa una quota imprecisata per la Sardegna.
Difficile, continua Onida, misurare quanto si discosti dalle previsioni statutarie. In base al suo “consiglio” quindi, la cifra imprecisata sarebbe nel totale indicato per tutte le regioni, nella somma totale, una battuta del miglior Totò verrebbe da dire.

Ma ai sardi provoca una risata a denti stretti il fatto che questi totali sono come quelli che ci includevano e si trovavano anche nei fondi FAS, dove noi siamo finiti nella parte sottratta, molto sottratta, anche li nel totale c'eravamo ma era solo a titolo di presenza.

Di suo, Cappellacci, dice che, sentiti i soliti consiglieri, si ricorrerà alla Corte ma per conflitto di attribuzione con lo stato. Ovvero, la Corte dovrà sancire quanto già si sa, ovvero che quei soldi ci  spettano e non sono di competenza dello stato. 

Che bisogno c'è quindi di ricorrere per avere una sentenza su ciò che già è stato sancito? Bisognerebbe prendersi ciò che è già sancito per diritto e non farselo ribadire con sentenza. La verità è che questa classe politica è da sempre rinunciataria, in modo preventivo, sopratutto quando deve difendere un diritto dei sardi. 

Lo è da sempre rinunciataria e in questo rinunciare c'è sempre stata una coerenza maniacale e bipartisan visto che nessun schieramento politico sardo autonomista, di destra come di sinistra, che sia stato al governo della RAS, ha mai osato sfidare l'Italia per difendere gli interessi della Sardegna ricorrendo alla Corte Costituzionale. 

Si sarebbero potuti fare decine di ricorsi in base all'articolo 51 dello statuto che recita: “La Giunta regionale, quando constati che l'applicazione di una legge o di un provvedimento dello Stato in materia economica o finanziaria risulti manifestamente dannosa all'Isola, può chiederne la sospensione al Governo della Repubblica, il quale, constatata la necessità e l'urgenza, può provvedervi, ove occorra, a norma dell'art. 77 della Costituzione.”.

Di danni economici derivanti da provvedimenti, dalle leggi o dalle loro applicazioni da parte dello stato italiano ne abbiamo avuti tanti in questi 60 anni di autonomia, eppure mai un ricorso degno di nota, solo accordi dicono loro, accordi come vuoti a perdere, l'Italia non li ha mai rispettati. 

Come non ha rispettato i patti economici sanciti dall'accordo Soru/Prodi, quindi l'accordo non è più valido per insolvenza da parte dell'Italia e perciò l'unico sbocco è quello di chiederne l'annullamento e la ricontrattazione della cifra integrale della vertenza entrate,(che, ricordiamolo, era di ben dieci miliardi non di 5), con tutti gli interessi, gli stessi che la Sardegna sta pagando alle banche per i mutui che ha dovuto contrarre per mancanza di fondi, ma pure per mancanza di coscienza e consapevolezza di questa classe politica.

I tempi sono maturi affinché la Sardegna inizi a dotarsi di una vera classe politica, responsabile.

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